Venezia e la sua laguna: pietra angolare tra natura e storia

Profilo della città di Venezia visto dalla laguna settentrionale. © Vittoria Ranghieri.
Profilo della città di Venezia visto dalla laguna settentrionale. © Vittoria Ranghieri.

Venezia è la sua laguna formano un ecosistema complesso, plasmato nel corso dei secoli dall’interazione tra processi naturali e attività umane. La loro storia ambientale è archeologica aiuta oggi a comprendere le sfide legate alla tutela di questo fragile equilibrio.

La morfologia della laguna veneziana

La laguna di Venezia è composta da isole, barene, velme, ghebi, canali, valli da pesca, zone umide e i cordoni litoranei che separano la laguna dal mare. Questi elementi definiscono la sua morfologia e la sua dinamica.

Le isole della laguna e i centodiciotto isolotti della città di Venezia, fin dall’antichità, hanno rivestito un ruolo strategico, economico e religioso. Le isole centrali, come per esempio Torcello, Burano, Murano e il gruppo di isole Ammiana, insieme ad altre isole della laguna, rappresentano un patrimonio storico- archeologico di grande importanza, testimoniando gli usi passati delle genti lagunari e la continuità della presenza umana nella laguna nel corso dei secoli.

Valle di pesca della laguna veneziana: canale e argini interni in un’area lagunare destinata alla pesca. © Vittoria Ranghieri.

Le barene formate da sedimenti provenienti dai fiumi e dal mare, si ricoprono di vegetazione e offrono un habitat essenziale per pesci e uccelli. Nella laguna, le acque, in particolare le aree vallive, sono state utilizzate nel tempo per la pesca, la molluschicoltura e, in passato, anche per la produzione del sale, mentre le superfici emerse più stabili sono state destinate alle attività agricole.

La rete di canali e ghebi regola la circolazione dell’acqua e dei sedimenti. La salinità dell’acqua varia in base alla vicinanza al mare, influenzando biodiversità e attività umane.

Barene con bricole : vegetazione tipica delle secche lagunari e palificazioni che delimitano i canali navigabili. © Vittoria Ranghieri.

Glossario veneziano
Ghebi: Canali secondari della laguna, piccoli canali naturali, spesso poco profondi, che strutturano l’idraulica della laguna e collegano le aree interne ai corsi d’acqua principali.
Tese: Nel contesto dell’Arsenale di Venezia, si tratta dei grandi capannoni di costruzione navale dove venivano costruite e ospitate le galee della Repubblica di Venezia. Sono identificabili nella fotografia: sono i lunghi edifici situati a sinistra della cosiddetta torre “napoleonica”.

La laguna è riconosciuta come sito del patrimonio mondiale dell’UNESCO e come area protetta della rete Natura 2000, a testimonianza della sua eccezionale importanza naturale e culturale.

Alle origini di Venezia

Le origini di Venezia sono ancora oggi oggetto di dibattito tra gli storici. Tra i sostenitori di un’origine bizantina e quanti ne riconducono la matrice al mondo romano. Si può tuttavia osservare come la laguna sia stata progressivamente modellata dall’azione di Roma e con la caduta dell’Impero romano d’Occidente, dall’influenza politica e amministrativa di Bisanzio.

Tra i principali sostenitori dell’origine romana di Venezia, figura Ernesto Canal (1924‑2018), archeologo e ispettore onorario della laguna, le cui ricerche hanno permesso di portare alla luce l’esistenza di “strutture romane” di rilievo (porti, vie sommerse, moli, ville, ecc.) non solo a Torcello, Mazzorbo e Lio Piccolo, ma anche in altre zone della laguna. Queste scoperte confermano i resoconti di Tito Livio, Plinio il Vecchio e Strabone, che citano vie navigabili costiere ed endolagunari interne, collegate a centri come Ravenna, Adria e Altino.

Col passare dei secoli, la città afferma progressivamente la propria autonomia e indipendenza dal potere di Bisanzio. Il trasferimento del centro amministrativo da Rialto all’insula di San Marco, tra il IXe il Xe secolo, segna simbolicamente questa affermazione politica e istituzionale.

La Repubblica non si limita a occupare la laguna: la trasforma e la regola. Nel XVIe secolo, il Magistrato alle Acque si afferma come istituzione chiave per gestire le acque, coordinare le deviazioni dei fiumi e assicurare l’equilibrio tra sedimentazione, salinità e circolazione dei navigli. Queste misure garantiscono vitalità economica e strategica alla città. La bocca di Lido, vicina all’Arsenale di Venezia, permette inizialmente l’uscita delle galee verso il mare ; progressivamente, diventa necessario utilizzare la bocca di Malamocco.

L’Arsenale, organizzato per produrre un grande numero di galee, illustra la crescente potenza della Repubblica. Come ricorda Dante Alighieri nel Canto XXI dell’Inferno, descrivendo l’Arsenale di Venezia : « bolle l’inverno la tenace pece ». Gli interventi architettonici di Jacopo Sansovino e Andrea Palladio in piazza San Marco servono a rappresentare simbolicamente questa magnificenza, rafforzando il prestigio pubblico e culturale della città.

Sotto le occupazioni francese e austriaca, alcune isole vengono militarizzate, ma la laguna mantiene il suo ruolo strategico e la sua importanza geopolitica, testimoniando la continuità del suo valore nei secoli.

A sinistra, l’Arsenale di Venezia, la Torre Napoleonica e gli antichi cespugli lungo il bacino interno. A destra, un cannone riutilizzato presso l’Arsenale, ora impiegato come bitta d’ormeggio. © Vittoria Ranghieri.

Leggere la laguna: archeologia, cartografia e fonti storiche

Carta delle lagune di Venezia, 1771, Bellin, Jacques-Nicolas (1703-1772). Cartografo. © BNF, Gallica; collezione digitale del Ministero degli Affari Esteri francese.

Gli scavi stratigrafici in città, sulle isole e lungo i litorali, così come le esplorazioni subacquee, rivelano una costellazione di reperti: monete, anfore, ceramiche e resti di imbarcazioni. Ogni oggetto restituisce gesti, saperi e reti di scambio, diventando un punto di congiunzione tra esperienza umana e durata.

L’acqua, elemento mobile e riflettente, agisce come soglia sensibile. In tutta la laguna —distese d’acqua, isole basse, orizzonti incerti— circola una vibrazione che collega presente e vite scomparse. In questa continuità fluida nasce un incanto discreto, analogo a quello che trattenne Ulisse davanti al canto di Circe nell’epopea di Omero. Abitare Venezia e attraversare la laguna significa leggere la pietra come un testo e l’acqua come memoria, una memoria viva del tempo passato.

Le fonti documentarie completano il racconto materiale. Già nel XVIe secolo cartografi come Jacopo de’ Barbari offrono una rappresentazione dettagliata della città e dei suoi canali. Tra XVIIe e XVIIIe secolo studiosi e cartografi come Vincenzo Coronelli e Ludovico Furlanetto contribuiscono a documentare la struttura della laguna e delle valli da pesca. La pittura di Paolo Veronese e di Canaletto restituisce a sua volta la topografia e gli usi urbani con una precisione quasi fotografica. Tra XVIIIe e XIXe secolo la cartografia napoleonica e poi quella austriaca forniscono rilievi estremamente precisi della città e della laguna.

Carta topografica della Laguna di Venezia (1810-1811), Augusto Dénaix. Considerata la prima rappresentazione moderna a carattere scientifico della laguna veneziana, realizzata durante il periodo napoleonico. © Riproduzione digitale: CNR-ISMAR, Atlante della Laguna di Venezia (open access).

Conclusioni

Oggi, la ricerca archeologica si integra sempre più con altre discipline — geomorfologia, ecologia, tecnologie digitali — creando una sinergia interdisciplinare che arricchisce la conoscenza di questo territorio unico. I modelli 3D e le mappe interattive permettono di esplorare il paesaggio lagunare e le sue stratificazioni storiche con precisione. Così, la laguna continua a parlare attraverso i suoi canali e le sue isole, e l’eco delle vite e dei gesti che l’hanno plasmata invita a contemplare passato e presente con uno sguardo attento, vivo e rispettoso della memoria di questo luogo fragile e forte allo stesso tempo.

Laguna meridionale verso Sottomarina : panorama della laguna nei pressi di Chioggia al crepuscolo. © Vittoria Ranghieri.